mimmo's profileessere o n on esserePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
essere o n on essereJuly 23 Come una farfallaCome una farfalla Io non so volare March 07 L’8 marzoL’8 marzo
In questa giornata d’amore voglio regalarti il calore di un raggio di sole si voglio regalare il calore di un raggio di sole perché non ho trovato fiore piu’ bello di te da poterti donare January 07 pacePace
Se vuoi la pace dichiara guerra al tuo egoismo che vuole tutto per se e non ti fa vedere il bisogno del fratello December 24 EUTANASIAEUTANASIA
Era vita quando correvo dietro le farfalle e raccoglievo petali di rose strappati via dal vento Era vita quanto il mattino mi si accecavano gli occhi guardando il sole Era vita quando una spina mi attraversava il cuore con tutto il suo dolore Era vita veder piangere un bimbo appena uscito dal grembo della mamma Era vita correre su quella strada per arrivare al piu’ presto dal mio amore Era speranza dopo quel rumore di lamiere contorte su quella lunga strada Era speranza il frastuono di quella sirena che correva verso la speranza Era speranza vedere quelle persone vestite di bianco intorno a me Ora dopo tanti anni a fissare il soffitto la speranza e diventata EUTANASIA ( EUTANASIA MORTE BUONA) Ora che il mio corpo e immobile da anni in questo letto e EUTANASIA il mio pensiero EUTANASIA poter sentire vedere ma non rispondere EUTANASIA vedere i tuo occhi pieni di malinconia EUTANASIA la speranza che mi resta Solo un miracolo vorrei per un attimo poter muovere queste mani e staccare questa spina EUTANASIA oramai la vita mia E dolore sapere di non avere un funerale cattolico pecche io ho scelto di Vivere la mia EUTANASIA e non di morire nella vita mia In questa vita moderna la chiesa si preoccupa delle critiche Quando il perdono dovrebbe essere al 1 posto E dolore pensare che la chiesa non sia capace di perdonare ma solo di giudicare EUTANASIA Il mio pensiero per un grande amico Addio amico ci incontreremo La su nel cielo Dove nessuno ci giudica e tutti ci perdonano DAL TUO AMICO MIMMO December 22 BUON NATALE* BUON NATALE Z Tu che Ne dici O signore, se in questo Natale faccio Un bell’ albero Dentro il mio cuore E ci attacco, invece dei Regali i nomi di tutti i miei Amici? Gli amici lontani e vicini. Gli antichi e i nuovi. Quelli che vedo Tutti i giorni e quelli che vedo di rado. Quelli che ricordo sempre e quelli che, alle Volte, restano dimenticati. Quelli costanti e quelli intermittenti . Quelli delle ore difficili e quelli delle ore allegre. Quelli che, senza volerlo, no fatto soffrire e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire. Quelli che conosco profondamente e quelli dei quali conosco Solo le apparenze. Quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo Molto. I miei amici semplici ed i miei amici importanti i nomi di tutti quelli Che sono già passati nella mia vita . Un albero con radici profonde, perché i Loro nomi non escano mai dal mio cuore. Un albero dai rami molto grandi,perché I nuovi nomi venuti da tutto il mondo si uniscano ai già esistenti..Un albero con un’ombra Molto g r a dev ole, perché la nostra amicizia sia un momento di riposo durante le lotte della vita. Buon natale! Buon anno!
December 15 un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza
un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza
" La strada che va in su è la stessa che va in giù. ", disse giustamente il filosofo. Quest'affermazione ha sempre suscitato in me fantasiose ipotesi! Il filosofo parla di una strada, una qualunque, che vista da un lato sale, ma guardata dal lato opposto, scende. Concetto affascinante...bello, specialmente se riportato alla vita: per cambiare strada non bisogna spostarsi su di un'altra via, ma basta girarsi e proseguire, tanto...la strada è la stessa. A nostra discolpa va detto che al tempo dei filosofi (quelli che vivevano di concetti e basta) le strade erano poche. Presumibilmente per ogni centro abitato vi era una sola grande strada, un solo grande canale di comunicazione, ed era circondato da tanto verde, da tanto spazio. Quindi da una certa distanza si lasciava osservare, e una persona poteva essere ignorante dagli antenati agli eredi, ma dopo un po' doveva accorgersene per forza, doveva scoprire la pendenza, e lo scendere o il salire potevano dipendere solo dalla volontà. Ho provato a trasportare la stessa idea ai nostri giorni.....bella confusione! Sia nelle città che nelle grandi periferie ci sono garbugli di strade. Sono intrecciate tra di loro, nascono una dall'altra, formano ménage a trois come direbbero i francesi. Queste strade sono così vicine, adiacenti, parallele che è impossibile mettersi un centinaio di metri più in là ed osservarle; e soprattutto sono così sconnesse da non riuscire a capire se effettivamente salgono o scendono! In una di queste grandi periferie, in un imbroglio che forma un incrocio, passa l'autobus per la città. L'incrocio è regolato da un semaforo che una macchina quando non va di fretta rispetta, quando va di fretta...... Al verde del semaforo le macchine schizzano via. Sulla fermata obbligatoria dell'autobus vi è una signora grassa con un bambino, una donna bionda, un uomo in divisa ed un giovane con gli occhiali ed i capelli folti e neri. Di fronte alla fermata vi è una finestra, una delle tante windows spalancate sul mondo.....uno dei tanti mondi nel mondo. In quella finestra, dopo un giorno intero di lavoro, si ritira un uomo. Un uomo bianco di calce e opaco di stanchezza. Un bambino gli circonda le gambe con le braccia, una donna lo bacia sulle labbra e poi comincia a preparare la cena. L'uomo è stanco, ma si sforza ad ascoltare il bambino che nel suo non saper parlare ha tante cose da raccontare, e nello stesso tempo cerca di dare ascolto alla moglie: donna del sud dalle curiosità grandi quanto le sue tette. Lei nelle sere in cui aspetta il marito ama affacciarsi alla finestra e fra i tanti personaggi interpreti della fermata di fronte casa sua, nota sempre il giovane dai capelli neri. Lei lo conosce, sa che si chiama Ludovico e che è un amico del marito. Fra una cena abituale e la voglia di un futuro migliore, la donna si affaccia alla finestra e notando Ludovico chiede al marito :" Ma dove va, tutti i giorni?". Il marito sa benissimo cosa rispondere, anche se sa che non è la verità:" Va in città, a comprare dischi!". La donna dalle grandi tette non chiede altro, per lei la risposta è più che sufficiente: in paese non ci sono grandi negozi di musica; di grande oltre la noia non c'è niente! Le macchine al verde vanno ancora veloci, ma dell'autobus nemmeno l'ombra. Per Ludovico sulla fermata il tempo che passa al ritmo delle macchine allunga l'attesa e l'attesa rende cronico il desiderio, e al di là di tutti i dischi, porta al limite l'eccitazione: fra l'uomo in divisa, la donna grassa con il bambino e la femmina bionda, lui pensa a quello che succederà, vola via........... Suonerà alla porta, lei lo aprirà. Sarà sorpresa di trovarlo così spesso lì, lei che lavora con tanti uomini, ma sarà felice o si fingerà tale. Gli spalancherà la porta, lo lascerà entrare e gli chiederà:" Come va?". Lui risponderà:" Bene!", senza sapere se sta fingendo. Bruceranno i preliminari, si lasceranno andare. Sembrerà amore fino che lei, alla fine, presenterà il conto. Ma già il presentarlo alla fine, per lei che agli altri lo chiede sempre in anticipo, e per lui che lo sa, è un gesto da grande personaggio, da libro cuore! Ogni persona compra i suoi dischi ed ascolta la sua musica. Una musica fatta di suoni, di falò improvvisati ed occasionali. Uomini chiusi nelle loro macchine attraversano la notte scrutando i marciapiedi in balìa di pensieri che sanno di sesso. Sono gli stessi uomini che di giorno puntano il dito su Ludovico e con sorrisi melliflui giudicano i suoi dischi, solo perché lui è sulla fermata ad aspettare un autobus che nella maggior parte dei casi non arriva....non arriva mai. Lui lo sa che la gente lo guarda e qualcuno lo critica per la troppa musica, e conosce anche la signora dalle grandi tette affacciata alla finestra di fronte, ma sente il bisogno di andare. Chi può dire di no ad un bisogno così naturale quando è da solo? In mezzo agli altri è facile sentirsi grandi e puntare il dito, ma da soli, una cosa così si può davvero escludere senza avere neanche l'ombra di un dubbio? Dopo la fugace cena l'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza esce per strada per incontrare gli amici ed attraversare piacevolmente un pezzettino di sera. Con lo sguardo incrocia Ludovico e ipocritamente :"....Vai a comprare dischi?" "Si!", sorride lui :"La vita è fatta per essere vissuta, no?". L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza non s'è mai chiesto se quello a cui allude Ludovico sia il modo giusto di vivere la vita, o quanta vita vi fosse in una simile azione. A lui non è mai mancato un affetto o un amore e non sa cosa manca alla completezza di una vita quando vengono meno queste piccole cose, ed è troppo stanco perfino per puntare il dito contro l'amico o per esaltarlo e poi criticarlo qualche metro più in là. Accetta le cose come sono e gli chiede:" Com'è?" "E' sempre la stessa!". Sempre la stessa: alta, bruna, carnosa. Ha i capezzoli marroni ed i capelli corvini ed un sorriso a trentasei denti come quello che la vita che deve essere vissuta non ha mai avuto per Ludovico. "Andiamo a prendere un caffè?", chiede l'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza. "No, se poi passa l'autobus.....", risponde Ludovico scrutando oltre l'amico.
Nella grande provincia italiana capita spesso di subire ragionamenti composti da parole sempre uguali: se uno chiede alla signora dalle grandi tette il perché di quei lunghi momenti alla finestra, lei risponderà spavalda e sicura:" Per far passare il tempo in attesa che mio marito torni dal lavoro!". Per far passare il tempo! E così rispondono la maggior parte di quelli che frequentano un circolo o una palestra, o un corso di danza, o che stanno imparando a suonare la chitarra....per far passare il tempo! Come se il tempo avesse bisogno di un aiuto per passare! Bisognerebbe cominciare a far qualcosa per cercare di trattenere il tempo.....ma cerca di spiegarlo. Da quando la signora è alla finestra, al verde del semaforo, sono volate via parecchie macchine, e sono ripartiti dalla fermata molti autobus, ma Ludovico non s'è visto più. Sarà stanco della solita musica? L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza è fermo sul marciapiede di fronte alla fermata dell'autobus a chiacchierare del tempo che va, di calcio e di un mondo in continuo cambiamento. É in balìa delle parole a volte urlate, a volte pronunciate appena, e senza chiederselo si domanda e domanda di Ludovico. Non accenna neanche a capire cos'è che gli fa volare in testa certi pensieri o persone che non ha richiamato lui, che da lontano vede arrivare una figura d'uomo bassa e tarchiata, con il braccio sulle spalle della ragazza che cammina con lui. L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza non ha neanche il tempo di abituarsi mentalmente alla sorpresa che Ludovico oramai vicino gli dice:" Ti presento Maria, la mia ragazza!". Poche parole e poi si allontana tenendola stretta, forse per paura di perderla nel vento, anche se non c'è vento è una bella giornata. E i dischi, la musica, la vita che deve essere vissuta? Si riduce tutto alla solita volpe che non raggiunge l'uva? L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza vorrebbe chiedergli tutte queste cose, ma dal profondo della sua semplicità non può altro che accettare la sequenza degli eventi, per la quale riesce anche ad essere felice, per un amico che per ascoltare musica non ha più bisogno di comprare dischi.
Dopo l'estate viene l'autunno, dopo l'autunno arriva l'inverno, poi la primavera ed ancora l'estate: in quest'angolo di periferia, tutti quelli che non fanno niente per far passare il tempo, lo trascorrono aspettando che passi. Se per caso osservi la strada, la nostra strada, (quella che non abbiamo ancora capito se va in su o in giù) ti accorgi che ogni giorno negli stessi posti ed alla stessa ora, sono ferme a chiacchierare sempre le stesse facce. Tanti gruppi ognuno nel suo territorio, come tante tribù parlano sempre della stesse cose. Anche l'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza scende sempre alla stessa ora, ed ogni volta che attraversa l'incrocio, quello della mitica fermata per la città, si ferma con i suoi soliti interlocutori, parcheggiati lì da sempre. Grazie all'esperienza accumulata in anni di marciapiede conosce tutte le storie ed i personaggi e tutte le persone che passano. Si è perfino abituato allo schiamazzo incredibile dei clacson delle auto ed alla confusione dei ragazzi che con i motorini saltano dai marciapiedi, il tutto gli sembra una cosa normale; come normale gli sembra il vuoto lasciato da Ludovico sulla fermata. Sono mesi che oramai non è più lì. Come l'altra volta, non ha neanche il tempo di fare mente locale, di chiedersi come mai, d'improvviso, gli volano in mente persone a cui non stava pensando, che da lontano vede un'andatura conosciuta: un corpo tarchiato che appoggiandosi ad un ombrello, pesantemente, va ad occupare il suo vecchio posto sulla fermata. Gli è vicino, lo vede bene, è......Ludovico. Senza quasi farsi notare lascia il gruppetto di amici alle loro idee confuse e raggiunge Ludovico. Baldante gli chiede:" Vai a comprare dischi?". Una frase fatta è sempre la stessa e ripetuta migliaia di volte diventa scontata, ma l'umore di chi la subisce no. Ludovico non ride, non scherza, rimane deluso, muove le labbra senza dire niente:"..........". L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza è un uomo sensibile. Capisce di aver sbagliato frase, di essere capitato in un momento sbagliato ed affida a larghi sorrisi la parola scusa, anche se tra amici non ce ne mai bisogno. Ludovico lascia scappare dalla labbra :" Maria......" Lui pensa che se ne andata, ma il ragazzo dai capelli neri precisa:" L'ho cacciata via. Credeva che l'amore fosse un contratto da firmare, qualcosa di definito, un bisogno. No....l'amore non è questo, non è rinchiuso in questi parametri. Non sposerò mai una donna solamente per riparare le mie necessità o per soccorrere le mie urgenze.....l'ho cacciata via. Avevo bisogno di lei, ma l'ho mandata via, via!!!". ".....E adesso che farai?" " Lo hai detto tu. Andrò a comprare dischi!". L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza, a causa della sua sensibilità sente dentro la sconfitta dell'amico. Con gli anni però, ci si abitua anche alle sconfitte, se non altro si nascondono bene. Si fotocopia sul viso un sorriso e....:" Qualcosa di nuovo?" "No! Il solito vecchio blues. L'autobus che non arriva mai, questa confusione, queste macchine, questa strada.....il mondo non è altro che un vecchio blues, un vecchio ritornello che tante voci ripetono in coro. Ma lo sai, tu lo sai meglio di me: c'è qualche voce che canta fuori dal coro. Degli altri non me ne frega niente, ma tu, lo so, anche se non condividi certe scelte, sai arrivare al cuore del problema e non sei tanto arrogante ed ipocrita da condannare gli altri con tanta facilità, tu le cose cerchi di capirle....io forse non ci ho mai provato, o forse ho dei preconcetti, ma.......la realtà è tutta un'altra cosa, può travolgermi. Non posso cedere, non posso lasciarmi fare questo io.......io devo vivere!!! Devo vivere .......". L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza pur riuscendo a capire l'amico non ne condivide le ragioni, però crede che ogni parola potrebbe essere di troppo per un dolore così profondo. Gli da una pacca sulla spalla come saluto, e senza parole se ne va per la sua strada.
In una delle tante windows affacciate sul mondo c'è un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza che si ritira dopo una giornata balorda. Un bambino gli circonda le gambe con le braccia e nonostante non riesca ancora a parlare in modo corretto gli racconta tante cose che lui cerca di capire. Fra una cena abituale e la voglia di un futuro migliore la signora dalle grandi tette si affaccia alla finestra e notando Ludovico sulla fermata chiede al marito: "Ma dove va? A comprare i dischi ? e cosa compra, tutto quello che trova?" "No. Stavolta cerca un blues.......Un vecchio blues!", dice l'uomo con gli occhi tristi stringendola a sé.
November 26 Scatole di ricordiScatole di ricordiUna scatola grande lasciata in soffitta, dentro ricordi scordati all'ombra del pianto. Gesti ritrovati come profumi antichi. Scatole a riempire scatole, puzzle di vita vissuta, di ricordi come dita incrociate. Ritrovo vestiti scordati, stracci di pensieri e figure evanescenti sul palcoscenico reale di vita vissuta. Ritrovo emozioni scordate sotto manti di neve fredda. Gesti e parole lasciati lungo le linee dell'orizzonte dell'anima. Ritrovo quei sogni bruciati come stracci nel fuoco scintillante, e traccio nuove linee. Proseguo nello spazio infinito del giorno a cercare colombe nell'anima e abbandonare le formiche dei gesti. Ritrovo sentieri perduti lungo la strada della vita che si riscaldano ai raggi di luna. Osservo attraverso vetri appannati le figure evanescenti che si muovono sulle assi sconnesse. Ritrovo la percezione delle parole non dette. Piccole scatole magiche a comporre pezzi di vita come tende scostate a lasciar filtrare la luce. Linee rette nei sentieri della vita spazi infiniti in stanze fumose. Scintille di luce accompagnano gesti rari come profumi antichi. Una mano tesa a tagliare l'aria al gusto di menta. Parole scagliate come sassi appuntiti, mentre il cuore si ascolta. Una morsa allo stomaco, un sussulto, un palpito e l'anima geme. Gioia e dolore, vita e morte. Ritrovo attimi intagliati sullo sfondo della gabbia mentale come nuvole rade su un prato imbiancato. Lumi accesi nella notte scura. Il vento si alza a scompigliar l'ordine dato . Un gelido freddo, un brivido caldo. Il cuore sussulta, e un fumo si alza, la scatola aperta lascia passare il freddo. La tenda scostata lascia apparire il vetro appannato. Guardo incantato quel gioco inventato nell'attesa. Lacrime ad increspar le ciglia. Ritrovo le anime rivestite dei sogni che si spogliano dagli stracci e si vestono a colori. Gioia e invidia per un moto di cuore. Lacrime di gioia come gocce rare essiccate dal sole e scordate. Anime come scatole incastrate in un gioco di dita incrociate. Ritmico e lento il battito del cuore, ansia e paura. Ritrovo l'anima incastonata in un arazzo di colori lucenti. Fili imbrigliati le ore che passano ad allungare ombre. Profumi che attraversano il corpo la mente l'anima il cuore. Ritrovo le maschere indossate nei carnevali di festa smesse in un angolo del cuore. Lungo le strade della vita. Riapro le scatole una ad una e ci guardo dentro. E mentre le apro, un sapore salato ritrova le labbra. Piango senza più paura, smetto l'ansia e ritrovo la gioia. Io vivo dentro le scatola incastrate dei miei ricordi e in ogni scatola serbo un pezzo di me e ad una una le bagno di acqua pura October 30 MASCHERA DI CERAMASCHERA DI CERA Mi metterò anch'io una maschera di ceraE avrò gli occhi nascosti dietro un voltoNon mio.Risibile gioco che il tempo forzaCoi suoi colori:Non altra genteMa fremiti di luce di nuovo resiAi vecchi ricordiTorneranno a dirmi che il passatoE' ancora vivo nel mio cuore.Non toglierò il dito dalla piagaChe mi sanguina nel petto:Un viso lontano e senza più nomeMi spinge fra le brume della seraNell'aria torbida di gelo.A volte anch'io mi pento d'essereSulla strada dei giocattoli di vetroDei fantasmi ricorrenti dietro un sognoDi fugaci memorieE mi dolgo senza più lacrimePerché il mio viso ha ora come il tuoLa sua maschera di cera.Ho lasciato disseccare il cantoDelle cicale sui verdi pratiE un suono di piante erbaceeHa rotto il silenzioSotto il cielo terso.La mia virtù s'è apertaAl gioco solitarioDi mitici dilemmi:Tu vita o morteCorpo-fantasma in bianco e neroTu desiderio insanoCon gioie e dolori.Ho creato la mia dimensione di uomoNel tempo-tregua delle mie illusioni,Ma il silenzio di nuovo è tornatoIntatto come la prima voltaSotto le stelle.
October 18 Vivere ci vuole piu' coraggioVivere ci vuole piu' coraggio
Vorrei morire, perche' la morte rappresenta la fine di tutto , finalmente ci si
riposa, finalmente non si danno piu' spiegazioni finalmente con la morte non
si piange piu'. Ma nelle mie notti bianche ho pensato che a vivere ci vuole piu'
coraggio perche' morire e' semplice proprio perche' tutto finisce . Allora
viviamo con tutti i rischi con tutte le lacrime con tutti i dubbi , ma con infinito CORAGGIO
Per colpa dell'estate
Per colpa dell'estate
per un attimo pensavo che la mia vita fosse perfetta: avevo una donna
stupenda, tanti amici fantastici e nessun problema... poi è arrivata l'estate....
proprio l'estate che la trovavo fantastica, non vedevo l'ora di partire per il
mare... distrarmi da tutti i problemi ed entrare in un altra dimensione: quella
della spensieratezza... ma proprio per colpa dell'estate è finito tutto. Credevo
che fosse la cosa fondamentale, ma invece mi sbagliavo: eri tu la cosa più
importante era con te che io diventavo leggero... senza problemi.... ora che ti
ho perso me ne sono reso conto... è proprio vero: una persona ti accorgi che
è importante solo dopo averla persa! vi prego... non fate il mio errore... ho
perso l'amore della mia vita... vi prego a tutti voi: usate la testa... prima di
usare la bocca controllate se il cervello è connesso!!... esattamente come te lo avevano descrittoEsattamente come te lo vevano descritto è successo anche a me... restare deluso da qualcuno, qualcuno che credevi facesse parte della tua vita, qualcuno di cui credevi di poterti fidare... ed invece ti ritrovi persone che parlano di te come se fossi una persona di poco conto, una persona con cui non hanno mai avuto a che fare, ed anche se cerchi dentro di te mille giustificazioni in fondo sai che non c'e' ne una che tenga perchè sai che quella persona ti ha fatto troppo male... ma la cosa peggiore è che tu dentro di te sai che gli vorrai sempre bene perchè comunque ha lasciato molte cose dentro di te... e ti rendi conto che è vero ciò che si dice"chiunque tu conosca nella tua vita senza volerlo ti lascierà qualcosa... "da una parte però queste persone andrebbero ringraziate, perchè sono coloro che ti fanno capire che avresti sempre dovuto ascoltare quelle persone che ti dicevano di non fidarti mai troppo degli altri, perchè il mondo non è tutto rose e fiori.. ma nessuno se ne rende mai conto fin quando non resta deluso... ed è allora che si capisce che non è tutto come lo si aveva sognato o immaginato ma è esattamente come te lo avevano descritto... September 29 RIFLESSIONERIFLESSIONE SCUSATE PER QUELLO CHE SCRIVO A VOLTE
Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso September 28 AMARE=MORIRE MORIRE=AMAREAmare significa Amare significa Ma amare significa anche mio Dio perché mi centellini September 21 Morire per volonta’ no per malattiaMorire per volonta’ no per malattia
Morire per volonta’ non per malattia. Capita che uno si svegli un mattino e scopra che è alla fine. Non c’è mai abbastanza tempo nella vita, ma quando sai che stai per morire, smette di essere un modo di dire e diventa un’ ineluttabile verità: davvero, non c’è più tempo. Le lancette ruotano in un tic-tac inesorabile che pare un coltello che tranci inermi cetriolini sottaceto, una ghigliottina che affetta un nano, e quel nano sei tu, corto corto, come il tempo che ti resta da vivere. È successo così, a me, proprio a me – ma perché proprio a me? : mi sono svegliato e ho saputo che sarei morto; l’ho saputo subito, appena aperti gli occhi, l’ho capito dopo un po’, perché al mattino ho il risveglio lento e perché in ogni caso fra sapere e capire c’è un bello scarto. Ho capito di averlo capito quando ho preso il caffè. Il caffè lo bevo amaro, per ragioni dietetiche. Sapevo che era l’ultima mattina e che se avessi versato mezzo chilo di zucchero nella tazza, non avrei fatto in tempo a mettere su due chili e un po’ di diabete per il giorno successivo. Eppure, non l’ho fatto. Ho pensato: che me ne frega. In quel momento ho avuto la piena comprensione della mia morte. Ho bevuto il caffè, amaro, senza zucchero. E mi è piaciuto, nella sua perfezione, scabro e robusto, profumato, ultimo.
Ma ecco mentre sto scrivendo arriva lui il mio piccolo amore , mi sorride e mi da un bacio dicendomi ti voglio bene pepa’ allora ci ripenso, vado verso la porta e mando via la morte che era li ad aspettarmi con la sua lunga falce sulle spalle .
Che strana la vita io le ho donato la sua e lui mi ha Regalato per la seconda volta la mia col suo dolce sorriso .
September 02 Sulle onde del mareSulle onde del mareSto con te nel silenzio giallo della notte inebriato dal richiamo del tuo sguardo innocente dolce rifugio delle mie emozioni… un brivido lungo la mia pelle scivola inarrestabile e il tuo sguardo mi cattura in quella lucida follia del tempo ove le nostre anime di farfalla danzano sulla luna. Fra le tue braccia mi riempio del tuo respiro, m'inondo delle voci del tuo cuore che ad esuberar mi montano; il tuo amore mi sazia, mi basta la rugiada dei tuoi petali di labbra per sentirmi nel cuore di una rosa. Guardando la schiuma delle onde del mare Che bagna i nostri corpi nudi al chiaror della luna Su questa spiaggia deserta
August 28 CASTELLI DI SABBIA
CASTELLI DI SABBIA La necessità d’illudersi Costruisco castelli di sabbia a grandezza naturale, Poi ci ricasco, e mi sento come il pirla in fondo al pozzo che salta tre metri e cade di due, July 24 Grazie sorrisoGrazie sorriso
La prima volta che vidi quel sorriso mi accorsi di volerti bene. Anche ora che per vedere quel sorriso devo andare in cerca delle foto impresse nella mia mente, mi accorgo di volerti bene. Il sorriso e l’anima della felicità Sorridete ad un sorriso, entrerà nella vostra anima Nel vostro cuore la dove ci sono i ricordi più cari dove nessuno potrà portarveli via. Il vostro sorriso e il mio sorriso July 15 FantasieFantasie
La solitudine non si sente quando si è soli! Ma non ti lascia respiro July 13 L'amica/o
L'amica/o
L’amica/o per il cuore è colei/colui che si è fatta/o accomodare nell’animo, nella parte più vicina al cuore. Da quello scranno privilegiato che solo noi possiamo concedere può assistere alla parte più intima del nostro essere. É discreta/o, riservata/o. Custode del nostro intimo. A lei/lui concediamo i nostri pensieri più intimi per aiutarci ad affrontare i problemi della vita, spesso per capire noi stessi. Rimuginare i pensieri tra noi stessi non permette di essere, spesso, obiettivi e vedere ciò che non vediamo o ciò che non vogliamo vedere. L’amica/o per il cuore diventa uno specchio di noi stessi perché è molto simile a noi, deve comprendere, ma pensare e consigliarci con un altro animo, con un’altra esperienza. Trovare l’amica/o per il cuore è come trovare un angelo custode: può, gli abbiamo dato il diritto di dirci tutto, e noi possiamo rispondergli in tutti i modi. In fondo qualcosa ci unisce. Un’entità che spesso non si riesce a concretizzare, ma che si sente. Ci si può chiedere: perché abbiamo dato tale “potere” ad una persona, al suo animo? Cosa ha fatto per meritarlo? Non esiste, credo, un “qualcosa”. Forse l’altra/o non si è nemmeno accorta/o di essere in questa condizione privilegiata, unica. É lì, ha in sé ciò che noi cerchiamo al di fuori di noi. Non si sceglie, sembra quasi che ne veniamo scelti. Osserviamo e siamo osservati, ascoltiamo e siamo ascoltati, giudichiamo e veniamo giudicati. Tutto appare come se da una passata vita, della quale entrambi non ricordiamo nulla (o non ci si fa ricordare nulla? ), riemerge un’esperienza, qualunque essa sia. Un’esperienza che in qualche maniera immateriale ci unisce. Come dal passato, lo si può pensare per una vita futura. Una catena che dal lontano passato si protende verso il lontano futuro con l’inizio e la fine completamente in balìa della casualità al di fuori di noi. Nella nostra vita non esiste un momento, attimo dovuto nel quale veniamo a conoscenza della/del propria/o amica/o per il cuore. Può esistere senza mai incontrarla/o? Ma, allora, che senso avrebbe? Nessuno! Se esiste, prima o poi, la/o si deve incontrare. La/o si può trovare tra i banchi di scuola, all’università, nella vita quotidiana, nel lavoro, nello svago. Non vi è né luogo né tempo prestabiliti. Ti può passare vicino in un momento della vita e non te ne accorgi; la/o incontri in un altro momento e senti la sua vicinanza. Per poi anche scomparire di nuovo. Esiste solo il momento nel quale senti, comprendi, gioisci ed il tempo concesso a questa unione. Ciò che si sente nell’animo per l’amica/o per il cuore é sul confine dell’Amore perché è alla soglia della casa dell’Amore, il cuore, ma è qualcos’altro, un affetto molto particolare, dedicato. Pur essendo al di fuori del cuore (sia che esso sia occupato o meno), è il miglior sentimento che aiuta il cuore. Come un sostegno che lo rafforza dall’esterno e nello stesso tempo lo difende dall’esterno. Una sentinella pronta a sfidare insieme a noi le intemperie dell’animo e della vita. L’amica/o per il cuore accetta tale incombenza e ne viene ricambiata/o con slancio. Deve essere consapevole del suo ruolo e del senso di complicità per conoscerne le responsabilità e la felicità: essere in una maniera totalmente speciale in comunicazione con un’altra persona, con noi. Il rapporto è reciproco come due archi che si appoggiano alla chiave di volta per sostenere un tetto: molto simili, uguali, ma opposte nella funzione. Il punto di unione, la chiave di volta, sorregge il tutto, le nostre Volonta’ June 24 C’è sempre qualcuno che fingeC’è sempre qualcuno che finge
C’è sempre qualcuno che finge. Con la pioggia, con il sole, quando il cielo è nuvoloso come ora, c’è sempre qualcuno che finge, per esempio sono sicuro che tra le macchine che mi stanno superando ora c’è qualcuno che finge, più le macchine sono grandi più uno finge. Le bugie hanno le gambe corte ma non amano le utilitarie, vogliono viaggiare comode, su sedili in pelle, sulla BMW che mi sta superando ora ci sono un uomo e una giovane donna, ecco, secondo me, uno dei due finge, forse lui, che magari ha detto alla moglie che sta a casa, di essere partito per un viaggio di lavoro, oppure lei, potrebbe aver fatto credere al fidanzato di viaggiare in treno con delle amiche. Prima mi ha superato una grossa Audì station wagon, viaggiava una donna sola, occhiali scuri indosso, anche in assenza del sole, forse ha qualcosa da nascondere, oppure vuole nascondersi da qualcosa, per esempio dagli sguardi maschili come il mio. Sulla Renault Scenic che sto superando ora ci sono due giovani, una lei e un lui, sembrano sereni, lui ha un sigaro in bocca, lei legge un quotidiano, sembrano assorti nei propri pensieri, magari ieri hanno derubato una gioielleria e stanno cercando sul giornale la notizia. Ora mi sta superando un Pajero, un’altra coppia, sorridono entrambi, nessuno che finge? Non ci credo. I figli dove sono? Magari li hanno fatti a pezzi e sotterrati in campagna e ora viaggiano, seguendo un piano progettato da tempo. Il sorriso è solo una cerniera lampo per chiudere tutto il resto, non c’è niente di più vero che uno che finge. L’impiegato, il parrucchiere, il poliziotto, il pubblicitario, come potrebbero lavorare se non sapessero fingere? E tu che stai leggendo non fingi forse facendo finta di non vedermi? Il casellante che incontrerò tra 30 km al casello di Melegnano forse non finge? Mi dirà buonasera e poi grazie, queste che sono tra le parole più abusate, non tradiscono forse un principio di falsità? Salutarsi e ringraziarsi dopo un incontro così itinerante e fugace per poi probabilmente non incontrarsi più, non è forse una schiavitù comportamentale? Un po’ tutti sono schiavi di questo fondamentalismo delle buone maniere, ma io no! Io starò zitto, consegnerò il tagliando dell’autostrada, pagherò il dovuto, ma non ringrazierò e non saluterò, perché non ne ho motivo, non ne sento la necessità, la timidezza serve anche a questo, a liberarsi dai formalismi e dalle cose superflue, io mi fido molto della mia timidezza, mi fa risparmiare un sacco di tempo e mi fa sentire più forte. Sono uno pseudonimo di me stessoSono uno pseudonimo di me stesso
June 18 Non buttarmi viaNon buttarmi via
Ciao! mi chiamo... no, non mi chiamo ancora, sono troppo piccolo, ho appena qualche giorno di vita! chissà se la mamma se ne accorta di me, è troppo giovane, va ancora a scuola. io so tutto di lei, sono felice quando lei lo è. oggi è triste e sta piangendo, forse non vede più papà, ecco... ora si è accorta di me. no nonna! non picchiarla, dai mamma non piangere, ci sono io che ti voglio bene! di notte quando nessuno la sente, mi sussurra dolci piccole parole. ma cosa succede alla mamma, il cuore le batte forte, forte e mi continua a dire: "perdonami piccolo mio". improvvisamente sento un dolore, ma cosa succede? ho capito tutto! aiuto mamma non voglio morire. la mia anima sta salendo, chissà se esiste un mondo per i bambini mai nati... addio mamma... Ti avrei voluto bene!!! June 17 magico erotismomagico erotismo
Ti va di fare come i bambini? Toccami quanto e dove vuoi, giochiamo, e parlami di tutto, soprattutto di quello che pensi e che non puoi, cerca il mio cuore e senti i suoi battiti, mordimi, masticami e leccami le orecchie !
.. E POI SPOGLIAMI … lentamente … e diventa seria.
Se fossi astemio non potrei berti e lo sono, solo per un attimo, non appena ti sento ansimare non so più come fare per non impazzire, bere ed ubriacarmi di te …
Dimmi cosa vorresti adesso, è amore, ma è anche sesso che sempre amore è, dimmi come e quanto mi vuoi adesso!!!
Ed è come ballare un lento con te e poi aumentare il ritmo, sono sopra e tu pretendi di essere portata al limite, ti stringo forte ed entro in ogni tuo gemito, i capezzoli sono turgidi, i tuoi occhi desideri espressi, le mie mani sono finite da qualche parte, si, sento dove e allora mi appoggio a te e continuo a baciarti ogni centimetro di pelle e vedo esplodere le stelle e sento le onde del mare sbattermi contro, lo so che è da molto che ti trattieni, lo sai che non vedo l’ora di berti e contemplare i tuoi seni ansimare prima di sorridere soddisfatta.
Mi chiedi se respiro, dici …? Ti potrei uccidere … AMORE MIO invece per vederti così morirei, ed è con te che voglio vivere..
June 15 L’angeloL’angelo
C'era una volta un giorno come tutti gli altri, o almeno così sembrava.
May 30 Ho imparato..Ho imparato.. |
|
|||||
|
|