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meglio non conoscermi si evitano casini
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July 23

Come una farfalla

Come una  farfalla

Io non so volare    
ballare, danzare,
non so neppure camminare.
Un giorno mi sveglierò e ballare potrò,
come una farfalla danzerò
ed allora saprò
che cosa pensa una farfalla.

March 07

L’8 marzo

L’8 marzo

 

 

In questa giornata d’amore  voglio regalarti il calore di un raggio di sole  si voglio regalare il calore di un raggio di sole  perché non ho trovato fiore  piu’ bello di te  da poterti donare 

January 07

pace

Pace

 

Se vuoi la pace dichiara guerra

 al tuo egoismo che vuole tutto per se e non ti fa vedere il bisogno del fratello

 

December 24

EUTANASIA

EUTANASIA

 

Era vita quando correvo dietro le farfalle e raccoglievo petali di rose strappati via dal vento

Era vita quanto il mattino mi si accecavano gli occhi guardando il sole

Era vita quando una spina mi attraversava il cuore con tutto il suo dolore

Era vita veder piangere un bimbo appena uscito dal grembo della mamma

Era vita correre su quella strada per arrivare al piu’ presto dal mio amore

Era speranza dopo quel rumore di lamiere contorte su quella lunga strada

Era speranza il frastuono di quella sirena  che correva verso la speranza

Era speranza vedere quelle persone vestite di bianco intorno a me

Ora dopo tanti anni a fissare il soffitto la speranza e diventata

EUTANASIA

( EUTANASIA  MORTE BUONA)

Ora che il mio corpo e immobile da anni in questo letto  e

EUTANASIA  il mio pensiero

EUTANASIA poter sentire  vedere ma non rispondere

EUTANASIA vedere i tuo occhi pieni di malinconia

EUTANASIA la speranza che mi resta

Solo un miracolo vorrei per un attimo poter muovere queste mani e staccare questa spina

EUTANASIA oramai la vita mia

E dolore sapere di non  avere un funerale cattolico pecche io ho scelto di

Vivere la mia  EUTANASIA e non di morire nella vita mia

In questa vita moderna la chiesa si preoccupa delle critiche

Quando il perdono dovrebbe essere al 1 posto

E dolore pensare che la chiesa non sia capace di perdonare ma solo di giudicare

EUTANASIA

Il mio pensiero per un grande amico

Addio amico ci incontreremo

La su nel cielo

Dove nessuno ci giudica e tutti ci perdonano

DAL TUO AMICO MIMMO

December 22

BUON NATALE

*

BUON NATALE

Z

Tu

 che

Ne dici

O signore,

se in  questo

Natale   faccio

Un   bell’   albero

Dentro il mio cuore

E ci attacco, invece dei

Regali  i  nomi di tutti i miei

Amici? Gli amici lontani e vicini.

Gli antichi e i nuovi. Quelli che vedo

Tutti  i  giorni e quelli che vedo di rado.

Quelli che ricordo sempre e quelli che, alle

Volte, restano  dimenticati.  Quelli  costanti  e

quelli intermittenti . Quelli delle ore difficili e quelli

delle ore allegre.  Quelli  che,  senza   volerlo, no  fatto

soffrire e quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire.

Quelli che conosco profondamente e quelli dei quali conosco

Solo le apparenze. Quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo

Molto. I miei amici semplici ed i miei amici importanti i nomi di tutti quelli

Che sono già passati nella mia vita . Un albero con radici profonde, perché i

Loro nomi non escano mai dal mio cuore. Un albero dai rami molto grandi,perché

I nuovi nomi venuti da tutto il mondo si uniscano ai già esistenti..Un albero con un’ombra

Molto

 g r a

dev

ole,

perché   la    nostra

amicizia     sia    un

momento di riposo

 durante    le lotte

della        vita.

Buon natale!

Buon anno!

 

December 15

un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza

 

un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza

 

" La strada che va in su è la stessa che va in giù. ", disse giustamente il filosofo.

Quest'affermazione ha sempre suscitato in me fantasiose ipotesi!

Il filosofo parla di una strada, una qualunque, che vista da un lato sale, ma guardata dal lato opposto, scende.

Concetto affascinante...bello, specialmente se riportato alla vita: per cambiare strada non bisogna  spostarsi su di un'altra via, ma basta girarsi e proseguire, tanto...la strada è la stessa.

A nostra discolpa va detto che al tempo dei filosofi (quelli che vivevano di concetti e basta) le strade erano poche. Presumibilmente per ogni centro abitato vi era una sola grande strada, un solo grande canale di comunicazione, ed era circondato da tanto verde, da tanto spazio. Quindi da una certa distanza si lasciava osservare, e una persona poteva essere ignorante dagli antenati agli eredi, ma dopo un po' doveva accorgersene per forza, doveva scoprire la pendenza, e lo scendere o il salire potevano dipendere solo dalla volontà.

Ho provato a trasportare  la stessa idea ai nostri giorni.....bella confusione!

Sia nelle città che nelle grandi periferie  ci sono  garbugli  di strade. Sono intrecciate tra di loro, nascono una dall'altra, formano ménage a trois come direbbero i francesi. Queste strade sono così vicine, adiacenti, parallele che è impossibile mettersi un centinaio di  metri più in là ed osservarle; e soprattutto sono così sconnesse da non riuscire a capire se effettivamente salgono o scendono!

In una di queste grandi periferie, in un imbroglio che forma un incrocio,  passa l'autobus per la città. L'incrocio è regolato da un semaforo che una macchina quando non va di fretta rispetta, quando va di fretta......

Al verde del semaforo le macchine schizzano via. Sulla fermata obbligatoria dell'autobus vi è una signora grassa con un bambino, una donna bionda, un uomo in divisa ed un giovane con gli occhiali ed i capelli folti e neri.

Di fronte alla fermata vi è una finestra, una delle tante windows spalancate sul mondo.....uno dei tanti mondi nel mondo.

In quella finestra, dopo un giorno intero di lavoro, si ritira un uomo. Un uomo bianco di calce e opaco di stanchezza.

 Un bambino gli circonda le gambe con le braccia, una donna lo bacia sulle labbra e poi comincia a preparare la cena.

L'uomo è stanco, ma si sforza ad ascoltare il bambino che nel suo non saper parlare ha tante cose da raccontare,  e nello stesso tempo cerca di dare ascolto alla moglie: donna del sud dalle curiosità grandi quanto le sue tette.

Lei nelle sere in cui aspetta il marito ama affacciarsi alla finestra e fra i tanti personaggi interpreti della fermata di fronte  casa sua, nota sempre il giovane dai capelli neri. Lei lo conosce, sa che si chiama Ludovico e che è un amico del marito.

Fra una cena abituale e la voglia di un futuro migliore, la donna si affaccia alla finestra e notando Ludovico chiede al  marito :" Ma dove va, tutti i giorni?".

Il marito sa benissimo cosa rispondere, anche se sa che non è la verità:" Va in città, a comprare dischi!".

La donna dalle grandi tette non chiede altro, per lei la risposta è più che sufficiente: in paese non ci sono grandi negozi di musica; di grande oltre la noia non c'è niente!

Le macchine al verde vanno ancora veloci, ma dell'autobus nemmeno l'ombra.

Per Ludovico sulla fermata il tempo che passa  al ritmo delle macchine allunga l'attesa e l'attesa rende cronico il desiderio, e al di là di tutti i dischi,  porta al limite l'eccitazione: fra l'uomo in divisa, la donna grassa con il bambino e la femmina bionda, lui pensa a quello che succederà,  vola via...........

Suonerà alla porta, lei lo aprirà. Sarà sorpresa di trovarlo così spesso lì, lei che lavora con tanti uomini, ma sarà felice o si fingerà tale. Gli spalancherà la porta,  lo lascerà entrare  e gli chiederà:" Come va?".

Lui risponderà:" Bene!", senza sapere se sta fingendo.

Bruceranno i preliminari, si lasceranno andare. Sembrerà amore fino  che lei, alla fine,  presenterà il conto. Ma già il presentarlo alla fine, per lei che agli altri lo chiede sempre in anticipo, e per lui che lo sa, è un gesto da grande personaggio, da libro cuore!

Ogni persona compra i suoi dischi ed ascolta la sua musica. Una musica fatta di suoni, di falò improvvisati ed occasionali. Uomini chiusi nelle loro macchine attraversano la notte scrutando i marciapiedi in balìa di pensieri che sanno di sesso. Sono gli stessi uomini che di giorno puntano il dito su Ludovico e con sorrisi melliflui giudicano i suoi dischi, solo perché lui è  sulla fermata ad aspettare un autobus che nella maggior parte dei casi non arriva....non arriva mai.

Lui lo sa che la gente lo guarda e qualcuno lo critica per la troppa musica, e conosce anche la signora dalle grandi tette affacciata alla finestra di fronte, ma sente il bisogno di andare.

Chi può dire di no ad un bisogno così naturale quando è da solo?

In mezzo agli altri è facile sentirsi grandi e puntare il dito, ma da soli, una cosa così si può davvero escludere senza avere neanche l'ombra di un dubbio?

Dopo la fugace cena l'uomo  bianco di calce e  opaco di stanchezza esce per strada per incontrare gli amici ed attraversare piacevolmente  un pezzettino di sera.

Con lo sguardo incrocia Ludovico e ipocritamente :"....Vai a comprare dischi?"

"Si!", sorride lui :"La vita è fatta per essere vissuta, no?".

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza non s'è mai chiesto se quello a cui allude Ludovico sia il modo giusto di vivere  la vita, o quanta vita vi fosse in una simile azione. A lui non è mai mancato un affetto o un amore e non sa cosa manca alla completezza di una vita quando vengono meno queste piccole cose, ed è troppo stanco perfino per puntare il dito contro l'amico o per esaltarlo e poi criticarlo qualche metro più in là. Accetta le cose come sono e gli chiede:" Com'è?"

"E' sempre la stessa!".

Sempre la stessa: alta, bruna, carnosa. Ha i capezzoli marroni ed  i capelli corvini ed un sorriso a trentasei denti come quello che la vita che deve essere vissuta non ha mai avuto per Ludovico.

"Andiamo a prendere un caffè?", chiede l'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza.

"No, se poi passa l'autobus.....", risponde Ludovico scrutando oltre l'amico.

 

 

Nella grande provincia italiana capita spesso di subire ragionamenti  composti da parole sempre uguali: se uno chiede alla signora dalle grandi tette il perché di quei lunghi momenti alla finestra, lei risponderà spavalda e sicura:" Per far passare il tempo in attesa che mio marito torni dal lavoro!".

Per far passare il tempo!

E così rispondono la maggior parte di quelli  che frequentano un circolo o una palestra, o un corso di danza, o che stanno imparando a suonare la chitarra....per far passare il tempo!

Come se il tempo avesse bisogno di un aiuto per passare! Bisognerebbe cominciare a far qualcosa per cercare di trattenere il tempo.....ma cerca di spiegarlo.

Da quando la signora è alla finestra,   al verde del semaforo, sono volate via parecchie macchine, e sono ripartiti dalla fermata molti autobus, ma  Ludovico non s'è visto più. Sarà stanco della solita musica?

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza è fermo sul marciapiede di fronte alla fermata dell'autobus a chiacchierare   del tempo che va, di calcio e di un mondo in continuo cambiamento. É in balìa delle parole a volte urlate, a volte pronunciate appena, e senza chiederselo si domanda e domanda di Ludovico. Non accenna neanche a capire cos'è che gli fa volare in testa certi pensieri o persone che non ha richiamato lui, che da lontano vede arrivare una figura d'uomo bassa e tarchiata,  con il braccio sulle spalle della ragazza che cammina con lui. L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza non ha neanche il tempo di abituarsi mentalmente alla sorpresa che Ludovico oramai vicino gli dice:" Ti presento Maria, la mia ragazza!".

Poche parole e poi si allontana  tenendola stretta, forse per paura di perderla nel vento, anche se non c'è vento è una bella giornata.

E i dischi, la musica, la vita che deve essere vissuta? Si riduce tutto alla solita volpe che non raggiunge l'uva?

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza vorrebbe chiedergli tutte queste cose, ma dal profondo della sua semplicità non può altro che accettare la sequenza degli eventi, per la quale riesce anche ad essere felice, per un amico che per ascoltare musica non ha più bisogno di comprare dischi.

 

 

 

Dopo l'estate viene l'autunno, dopo l'autunno arriva l'inverno, poi la primavera ed ancora l'estate: in quest'angolo di periferia, tutti quelli che non fanno niente per far passare il tempo, lo trascorrono aspettando che passi.  Se per caso osservi la strada, la nostra strada, (quella che non abbiamo ancora capito se va in su o in giù) ti accorgi che ogni giorno negli stessi posti ed alla stessa ora, sono ferme a chiacchierare sempre le stesse facce. Tanti gruppi ognuno nel suo territorio, come tante tribù parlano sempre della stesse cose.

Anche l'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza scende sempre alla stessa ora, ed ogni volta che attraversa l'incrocio, quello della mitica fermata per la città, si ferma con i suoi soliti interlocutori, parcheggiati lì da sempre. Grazie all'esperienza accumulata in anni di marciapiede conosce tutte le storie ed i personaggi e tutte le persone che passano. Si è perfino abituato allo schiamazzo incredibile dei clacson delle auto ed alla confusione dei ragazzi che con i motorini saltano dai marciapiedi, il tutto gli sembra una cosa normale; come normale gli sembra il vuoto lasciato da Ludovico  sulla fermata. Sono  mesi che oramai non è più lì.

Come l'altra volta, non ha neanche il tempo di fare mente locale, di chiedersi come mai, d'improvviso, gli volano in mente persone a cui non stava pensando, che da lontano vede un'andatura conosciuta: un corpo tarchiato che appoggiandosi ad un ombrello, pesantemente, va ad occupare il suo vecchio posto sulla fermata. Gli è vicino, lo vede bene, è......Ludovico.

Senza quasi farsi notare  lascia il gruppetto di amici alle loro idee confuse  e raggiunge Ludovico.   Baldante gli chiede:" Vai a comprare dischi?".

Una frase fatta è sempre la stessa  e ripetuta migliaia di volte diventa scontata, ma l'umore di chi la subisce no. Ludovico non ride, non scherza, rimane deluso, muove le labbra senza dire niente:"..........".

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza è un uomo sensibile. Capisce di aver sbagliato frase, di essere capitato in un momento sbagliato ed affida a larghi sorrisi la parola  scusa, anche se tra amici non ce ne mai bisogno.

Ludovico lascia scappare dalla labbra :" Maria......"

Lui pensa che se ne andata, ma      il ragazzo dai capelli neri precisa:" L'ho cacciata via. Credeva che l'amore fosse un contratto da firmare, qualcosa di definito, un bisogno. No....l'amore non è questo, non è rinchiuso in questi parametri. Non sposerò mai una donna solamente per riparare le mie necessità o per soccorrere le mie urgenze.....l'ho cacciata via. Avevo bisogno di lei, ma l'ho mandata via, via!!!".

".....E adesso che farai?"

" Lo hai detto tu. Andrò a comprare dischi!".

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza, a causa della sua sensibilità sente dentro la sconfitta dell'amico. Con gli anni però, ci si abitua anche alle sconfitte, se non altro si nascondono bene. Si fotocopia sul viso un sorriso e....:" Qualcosa di nuovo?"

"No! Il solito vecchio blues. L'autobus che non arriva mai, questa confusione, queste macchine, questa strada.....il mondo non è altro che un vecchio blues, un vecchio ritornello che tante voci ripetono in coro. Ma lo sai, tu lo sai meglio di me: c'è qualche voce che canta fuori dal coro.  Degli altri non me ne frega niente, ma tu, lo so, anche se non condividi certe scelte, sai arrivare al cuore del problema e non sei tanto arrogante ed ipocrita da condannare gli altri con tanta facilità, tu le cose cerchi di capirle....io forse non ci ho mai provato, o forse ho dei preconcetti, ma.......la realtà è tutta un'altra cosa, può travolgermi. Non posso cedere, non posso lasciarmi fare questo io.......io devo vivere!!! Devo vivere .......".

L'uomo bianco di calce e opaco di stanchezza pur riuscendo a capire l'amico non ne condivide le ragioni, però crede che ogni parola potrebbe essere di troppo per un dolore così profondo. Gli da una pacca sulla spalla come saluto, e senza parole se ne va per la sua strada.

 

In una delle tante windows affacciate sul mondo c'è un uomo triste, bianco di calce e opaco di stanchezza che si ritira dopo una giornata balorda. Un bambino gli circonda le gambe con le braccia e nonostante non riesca ancora a parlare in modo corretto gli racconta tante cose che lui cerca di capire. Fra una cena abituale e la voglia di un futuro migliore la signora dalle grandi tette si affaccia alla finestra e notando Ludovico sulla fermata

chiede al marito: "Ma dove va? A comprare    i dischi ? e cosa compra, tutto quello che trova?"

"No. Stavolta cerca un blues.......Un vecchio blues!", dice l'uomo con gli occhi tristi stringendola a sé.

 

 

 

 

November 26

Scatole di ricordi

Scatole di ricordi

Una scatola grande lasciata in soffitta, dentro ricordi scordati all'ombra del pianto. Gesti ritrovati come profumi antichi. Scatole a riempire scatole, puzzle di vita vissuta, di ricordi come dita incrociate. Ritrovo vestiti scordati, stracci di pensieri e figure evanescenti sul palcoscenico reale di vita vissuta. Ritrovo emozioni scordate sotto manti di neve fredda.  Gesti e parole lasciati lungo le linee dell'orizzonte dell'anima. Ritrovo quei sogni  bruciati come stracci  nel fuoco scintillante, e traccio nuove linee. Proseguo nello spazio infinito del giorno a cercare colombe nell'anima e  abbandonare le formiche dei gesti. Ritrovo sentieri perduti lungo la strada della vita che si  riscaldano ai raggi di luna. Osservo attraverso vetri appannati le figure evanescenti che si muovono sulle assi sconnesse. Ritrovo la percezione delle parole non dette. Piccole scatole magiche a comporre pezzi di vita come tende scostate a lasciar filtrare la luce. Linee rette nei sentieri della vita spazi infiniti in stanze fumose. Scintille di luce accompagnano gesti rari come profumi antichi. Una mano tesa a tagliare l'aria  al gusto di menta. Parole scagliate come sassi appuntiti, mentre il cuore si ascolta. Una morsa allo stomaco, un sussulto, un palpito e l'anima geme. Gioia e dolore, vita e morte. Ritrovo attimi intagliati sullo sfondo della gabbia mentale come nuvole rade su un prato imbiancato. Lumi accesi nella notte scura. Il vento si alza a scompigliar l'ordine dato . Un gelido freddo, un brivido caldo. Il cuore sussulta, e un fumo si alza, la scatola aperta lascia passare il freddo. La tenda scostata lascia apparire il vetro appannato. Guardo incantato quel gioco inventato nell'attesa. Lacrime ad increspar le ciglia. Ritrovo le anime rivestite dei sogni che si spogliano dagli stracci e si vestono a colori. Gioia e invidia per un moto di cuore. Lacrime di gioia come gocce rare essiccate dal sole e scordate.  Anime come scatole incastrate in un gioco di dita incrociate. Ritmico e lento il battito del cuore, ansia e paura. Ritrovo l'anima incastonata in un arazzo di colori lucenti. Fili imbrigliati le ore che passano ad allungare ombre. Profumi che attraversano il corpo la mente l'anima il cuore. Ritrovo le maschere indossate nei carnevali di festa smesse in un angolo del cuore. Lungo le strade della vita. Riapro le scatole una ad una e ci guardo dentro. E mentre le apro, un sapore salato ritrova le labbra. Piango senza più paura, smetto l'ansia e ritrovo la gioia. Io vivo dentro le scatola incastrate dei miei ricordi e in ogni scatola serbo un pezzo di me e ad una una le bagno di acqua pura

October 30

MASCHERA DI CERA

 
 

MASCHERA DI CERA

Mi metterò anch'io una maschera di cera

E avrò gli occhi nascosti dietro un volto

Non mio.

Risibile gioco che il tempo forza

Coi suoi colori:

Non altra gente

Ma fremiti di luce di nuovo resi

Ai vecchi ricordi

Torneranno a dirmi che il passato

E' ancora vivo nel mio cuore.

Non toglierò il dito dalla piaga

Che mi sanguina nel petto:

Un viso lontano e senza più nome

Mi spinge fra le brume della sera

Nell'aria torbida di gelo.

A volte anch'io mi pento d'essere

Sulla strada dei giocattoli di vetro

Dei fantasmi ricorrenti dietro un sogno

Di fugaci memorie

E mi dolgo senza più lacrime

Perché il mio viso ha ora come il tuo

La sua maschera di cera.

Ho lasciato disseccare il canto

Delle cicale sui verdi prati

E un suono di piante erbacee

Ha rotto il silenzio

Sotto il cielo terso.

La mia virtù s'è aperta

Al gioco solitario

Di mitici dilemmi:

Tu vita o morte

Corpo-fantasma in bianco e nero

Tu desiderio insano

Con gioie e dolori.

Ho creato la mia dimensione di uomo

Nel tempo-tregua delle mie illusioni,

Ma il silenzio di nuovo è tornato

Intatto come la prima volta

Sotto le stelle.

 

 

 

October 18

Vivere ci vuole piu' coraggio

Vivere ci vuole piu' coraggio

 

Vorrei morire, perche' la morte rappresenta la fine di tutto , finalmente ci si

 

riposa, finalmente non si danno piu' spiegazioni finalmente con la morte non

 

si piange piu'. Ma nelle mie notti bianche ho pensato che a vivere ci vuole piu'

 

coraggio perche' morire e' semplice proprio perche' tutto finisce . Allora

 

viviamo con tutti i rischi con tutte le lacrime con tutti i dubbi , ma con infinito

CORAGGIO

 

 

 

Per colpa dell'estate

 

 

Per colpa dell'estate

 

 

per un attimo pensavo che la mia vita fosse perfetta: avevo una donna

 

stupenda, tanti amici fantastici e nessun problema... poi è arrivata l'estate....

 

proprio l'estate che la trovavo fantastica, non vedevo l'ora di partire per il

 

mare... distrarmi da tutti i problemi ed entrare in un altra dimensione: quella

 

della spensieratezza... ma proprio per colpa dell'estate è finito tutto. Credevo

 

che fosse la cosa fondamentale, ma invece mi sbagliavo: eri tu la cosa più

 

importante era con te che io diventavo leggero... senza problemi.... ora che ti

 

ho perso me ne sono reso conto... è proprio vero: una persona ti accorgi che

 

è importante solo dopo averla persa! vi prego... non fate il mio errore... ho

 

perso l'amore della mia vita... vi prego a tutti voi: usate la testa... prima di

 

usare la bocca controllate se il cervello è connesso!!...

 

esattamente come te lo avevano descritto

Esattamente come te lo vevano descritto 

è successo anche a me... restare deluso da qualcuno, qualcuno che credevi facesse parte della tua vita, qualcuno di cui credevi di poterti fidare... ed invece ti ritrovi persone che parlano di te come se fossi una persona di poco conto, una persona con cui non hanno mai avuto a che fare, ed anche se cerchi dentro di te mille giustificazioni in fondo sai che non c'e' ne una che tenga perchè sai che quella persona ti ha fatto troppo male... ma la cosa peggiore è che tu dentro di te sai che gli vorrai sempre bene perchè comunque ha lasciato molte cose dentro di te... e ti rendi conto che è vero ciò che si dice"chiunque tu conosca nella tua vita senza volerlo ti lascierà qualcosa... "da una parte però queste persone andrebbero ringraziate, perchè sono coloro che ti fanno capire che avresti sempre dovuto ascoltare quelle persone che ti dicevano di non fidarti mai troppo degli altri, perchè il mondo non è tutto rose e fiori.. ma nessuno se ne rende mai conto fin quando non resta deluso... ed è allora che si capisce che non è tutto come lo si aveva sognato o immaginato ma è esattamente come te lo avevano descritto...

September 29

RIFLESSIONE

RIFLESSIONE

SCUSATE  PER QUELLO CHE SCRIVO A VOLTE

 

 

Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso

 
September 28

AMARE=MORIRE MORIRE=AMARE

Amare significa
avere il cuore fanciullo
non avere paura di niente
non essere convenzionali
saper trasformare in pregi
i difetti di una persona
non misurarne la sua età
l'altezza e la ricchezza
scoprire di un'anima la dolcezza
sotto apparenze non avvenenti
desiderare mangiare l'erba di campo
anche quando la tavola è piena di caviale
illuminare con la luce degli occhi
il buio di un'anima trovando
le parole giuste per consolarla
non lesinare mai un sorriso
un bacio una carezza
a chi ti desidera davvero.

Amare significa
sprigionare energia da far brillare
di più le stelle, dar più calore al sole
più forza alla brezza che soffia
nelle vele delle barche e dei sogni
far spuntare una fontana nel deserto
rendere più profumati i fiori
più azzurro il cielo più candida la luna
far ritornare le rondini a primavera
tripudiare di gioia con i bambini a girotondo
piangere di felicità,
aver voglia di correre all'impazzata
sotto la pioggia e contro il vento
non sentire freddo neppure
se ti trovassi al polo nord
volare appeso ad un pallone
scalare una montagna più alta dell'Everest
attraversare a nuoto un intero mare
per riuscire a trovare chi desideri amare.

Ma amare significa anche
quando non sei amato a tua volta
sentirsi una candela spenta 
diventare come un violino
con le corde tutte allentate
non riuscire più a dormire e respirare
non avere più fame più voglia di fare
odiare il giorno al pari della notte
desiderare essere un'anatro
per sperare di essere abbattuto dal cacciatore
sentire bisogno di piangere
piangere poi davvero
come un bambino sconsolato
che non ha nemmeno la mamma
che lo conforti tra le sue braccia
sentirsi non in grazia di Dio
ma un Cristo in croce che gli tocca
di soffrire facendo finta di niente
simulando allegria e sorrisi alla gente
impazzire, desiderare di morire
morire un po' davvero
risuscitare con qualche nuova illusione
e morire poi ancora di più:

mio Dio perché mi centellini
così la morte?
e quante volte mi tocca
di morire ancora?



September 21

Morire per volonta’ no per malattia

Morire per volonta’ no per malattia

 

 

Morire per volonta’ non per malattia. Capita che uno si svegli un mattino e scopra che è alla fine. Non c’è mai abbastanza tempo nella vita, ma quando sai che stai per morire, smette di essere un modo di dire e diventa un’ ineluttabile verità: davvero, non c’è più tempo. Le lancette ruotano in un tic-tac inesorabile che pare un coltello che tranci inermi cetriolini sottaceto, una ghigliottina che affetta un nano, e quel nano sei tu, corto corto, come il tempo che ti resta da vivere. È successo così, a me, proprio a me – ma perché proprio a me? : mi sono svegliato e ho saputo che sarei morto; l’ho saputo subito, appena aperti gli occhi, l’ho capito dopo un po’, perché al mattino ho il risveglio lento e perché in ogni caso fra sapere e capire c’è un bello scarto. Ho capito di averlo capito quando ho preso il caffè. Il caffè lo bevo amaro, per ragioni dietetiche. Sapevo che era l’ultima mattina e che se avessi versato mezzo chilo di zucchero nella tazza, non avrei fatto in tempo a mettere su due chili e un po’ di diabete per il giorno successivo. Eppure, non l’ho fatto. Ho pensato: che me ne frega. In quel momento ho avuto la piena comprensione della mia morte. Ho bevuto il caffè, amaro, senza zucchero. E mi è piaciuto, nella sua perfezione, scabro e robusto, profumato, ultimo.

La morte di per sé non mi spaventa. Solo non vorrei avere una tomba, che è la cosa più triste di tutta la faccenda del morire. I fiori stanno meglio nei giardini e se uno vuole pensare a me, lo può fare anche sulla metropolitana o durante la pubblicità che passa in mezzo ai film che danno in tivù: - pubblicità! – e ci scappa un pensiero e un secondo di commozione per il caro estinto. Al cimitero è troppo facile. Per forza che uno piange. Tutte quelle lapidi, il pensiero di tutti quei corpi inscatolati, la paura che prima o poi ci tocca a tutti; è ovvio che uno varca il cancello coi suoi fiori (avete notato che lì anche le rose sono tristi?), cammina e il petto si gonfia di magone, arriva alla lapide e naturalmente sbotta a piangere. No, io per me vorrei una cosa più naturale, gratuita, non indotta, tipo per esempio che il mio migliore amico sta pranzando con una strafiga, mangia bene, la guarda e già pregusta il dopo cena a far l’amore con la tipa al chiaror della luna  e così, all’improvviso, mi pensa, sorride e brinda con un bicchiere di rosso: “Al mio amico!”, e prosegue la serata con i migliori auspici. Così vorrei. Ho pensato anche a come fare sparire il mio corpo, così che non possano imbucarmi in un loculo.

Il problema del tempo e della sua scadenza, mi ha agitato per circa due ore, durante le quali mi sono affannato a cercare di terminare tutto quello che avevo in sospeso. Poi ho smesso. Ho resettato l’hard disk, lunica cosa mia e solo mia e sono uscito a fare una passeggiata.  Mi sono seduto ad un tavolino di MacDonald .

Ho fatto molte telefonate, naturalmente senza dire a nessuno che per l’ indomani sarei stato già morto. Ho chiamato così, tanto per chiacchierare un po’ e dire le solite cose che si dicono al telefono. Devo ammettere che mi sono divertito al pensiero che il giorno dopo un bel po’ di persone, alla ferale notizia della mia repentina scomparsa, avrebbero esclamato: “Non ci posso credere! L’ho sentito proprio ieri, stava benissimo, scherzava pure!”


Chissà perché uno prima di morire non dovrebbe scherzare. Di solito uno non lo sa. Quindi parla e scherza come al solito.
Mi ha divertito pensarlo, perché io invece lo sapevo. Ma che avrei dovuto fare? Chiamare tutti e dire con voce lugubre: “Morirò.”…? E tutti a dire: “Ma che dici? Sei depresso? Hai avuto un incidente? Stai male? Vuoi che chiami un medico? Vai al pronto soccorso, ti raggiungo lì!”, insomma la mia ultima giornata sarebbe stata un inferno per me e una tortura per gli altri. Bisogna saper uscire di scena. Un po’ di stile, diamine!

Alle 15.05, ho fatto l’amore. Bello. Ma la sera prima era stato bellissimo. Avrei dovuto evitare, in modo che l’ultima sarebbe stata la migliore. Vabbè, non si può prevedere tutto. E poi chi rinuncerebbe all’ultima possibilità di fare sesso? E se poi non è il migliore amplesso della tua vita, amen, ringrazia che hai avuto almeno il tempo di fare anche l’amore. Dopo, l’ho baciata, salutata, con un velo di commozione, lo confesso, ma lei fortunatamente non se n’è accorta, e sono uscito.

Sono andato al cinema, ma non ho visto il film, non ricordo nemmeno quale fosse. Sono andato solamente per andare alla toilette, non ero mai andato alla toilette di un cinema; e poi ho aspettato l’intervallo per comprare quei gelati a forma di bonbons che vendono solo nei cinema, quelli costosi quanto un pranzo al ristorante, sfiziosi e che finiscono subito. Mentre sullo schermo riapparivano le immagini del secondo tempo del film, ho finito di sciogliere in bocca l’ultimo, mi sono alzato e sono uscito dalla sala.

Ormai è sera. Manca poco. Ho comprato un sacchetto della spazzatura, uno di quelli grandi e lunghi. Mi c’ infilerò dentro e mi sdraierò vicino ad un cassonetto. Così quando passerà il camion di raccolta mi prenderà con sé e nessuno troverà più il mio corpo. Non potranno seppellirmi e il ricordo di me sarà libero d’esistere dentro la vita.

Fra poco morirò, dunque. Non so esattamente a che ora, ma dovremmo esserci, lo sento. Vi saluto, scusate la fretta, forse faccio ancora in tempo ad andare a vedere i gabbiani che volano sul fiume, sono bellissimi, volteggiano a spirali e stridono arrabbiati, come se si fossero persi.

 

 

Ma ecco mentre sto scrivendo arriva lui il mio piccolo amore , mi sorride e mi da un bacio dicendomi ti voglio bene pepa’ allora ci ripenso, vado verso la porta e mando via la morte che era li ad aspettarmi con la sua lunga falce sulle spalle .

 

Che strana la vita io le ho donato la sua e lui mi ha  Regalato per la seconda volta la mia col suo dolce sorriso .

 

 

 
September 02

Sulle onde del mare

Sulle onde del mare

Sto con te

nel silenzio giallo della notte

inebriato dal richiamo del tuo sguardo innocente

dolce rifugio delle mie emozioni…

un brivido lungo la mia pelle scivola inarrestabile

e il tuo sguardo mi cattura

in quella lucida follia del tempo

ove le nostre anime di farfalla danzano sulla luna.

Fra le tue braccia mi riempio del tuo respiro,

m'inondo delle voci del tuo cuore

che ad esuberar mi montano;

il tuo amore mi sazia,

mi basta la rugiada dei tuoi petali di labbra

per sentirmi nel cuore di una rosa.

Guardando  la schiuma delle onde del mare

Che bagna i nostri corpi nudi  al chiaror della luna

Su questa spiaggia deserta

 

August 28

CASTELLI DI SABBIA

 

CASTELLI DI SABBIA

La necessità d’illudersi
è importante come respirare,
ma tanto distruttiva quanto atavica.

Costruisco castelli di sabbia a grandezza naturale,
che se mi pagassero un tot a castello ora avrei in mano la Pirelli Re Franchising.
E, con la stessa facilità con cui miscelo il Gin e la Lemon Soda, li abbatto.
Sono un fottuto genio, in questo.

Poi ci ricasco, e mi sento come il pirla in fondo al pozzo che salta tre metri e cade di due,
e la cosa buffa è che ci credo pure nelle storie che m’invento,
e alla fine di tutto tiro le somme, riassumo quello che ho imparato,
poi avrò tempo per dimenticarmi tutto quanto, e sbagliare di nuovo.
Ripasso tutto con il Fast Forward, come se stessi riascoltando un CD.

July 24

Grazie sorriso

Grazie sorriso

 

La prima volta che vidi quel sorriso mi accorsi di volerti bene.

Anche ora che per vedere quel sorriso devo andare in cerca delle foto impresse nella mia mente, mi accorgo di volerti bene.

Il sorriso e l’anima della felicità

Sorridete ad un sorriso, entrerà nella vostra anima

Nel vostro cuore la dove ci sono i ricordi più cari dove nessuno potrà portarveli via.

Il vostro sorriso e il mio sorriso

July 15

Fantasie

Fantasie

 

La solitudine  non si sente quando si  è soli! Ma non ti lascia respiro
e ti devasta l'anima quando qualcuno ti ha lasciato e ti saccheggia il
cuore quando qualcun'altro  ha preso il tuo posto. E non fai altro che
distruggerti la ragione e massacrarti le unghie da ciò che avresti
potuto fare e da tutte le volte che non hai dato abbastanza, compresa
quella volta, che non la sei stata a sentire, perché avevi un nonnulla
da fare. E lei diventa evanescente come l'acqua del mare che resta
nella mano chiusa a pugno, distante come un treno che si è appena
perso. Di notte ti viene vicino, s'infila incorporeo dentro le lenzuola
malinconiche emanando un forte calore che ti avvolge leggero come la
tela di un paracadute. Insolente, come gli capitava di rado, scivola
nel mio video nelle pareti del mio corpo come un aliante tra i versanti rocciosi,
come un gabbiano attraverso la nebbia.  La lancetta delle ore
dell'orologio in ingresso s'allunga fino a confondersi con i minuti, i
centimetri di piacere diventano chilometri di autostrade che
s'infilavano nel buio tunnel della passione.  Bruciante e distruttivo
come la pipì sulla neve si lascia dietro una voragine da riempire, un
vuoto d'aria al decollo, e poi salite a pendio e discese a dirupo
elastiche come molla, appiccicose come la gomma che non riesci a
disfartene o come il tappo dello sciroppo per la tosse sul comodino.
Intenso e sfibrato come avviene nei sogni, altero e spaurito come una
mamma che ha  salvato i suoi cuccioli. Il tempo s'allunga come il miele
che cola dal cucchiaio, come lo sputo quando sei raffreddato. E lei
diventa un adagio che per tutta la giornata ti gira intorno, ti gonfia
il cuore  e ti accompagna col tuo cervello scollegato da quelle
                                      umide notti di sudore che nonriesci a sopravvivere.                                                              E ti sorprendi a pregare un Dio che
senti vicino e capisce, senza spiegare, sensazioni  e voglie
 
che colano senza ragione proprio nei momenti che più ti
senti solo.  Come un turista rivisiti i luoghi comuni alla ricerca di
un fragile indizio o di un raccordo ai tuoi pensieri slegati e come un
vigliacco scappi non appena ti sembra di averlo intravisto. La vedi
dentro la schiuma del  cappuccino alla mattina, dentro il sacchetto
delle immondizie che non avevi mai portato prima, come negli occhi neri
di quella zingara che ti offre una rosa, e confuso, incredulo e in
balia compri la rosa, ti fai leggere la mano e prendi come oro colato
le sue istruzioni per leggere i fondi del caffè. Le giornate si
dilatano dentro notti che iniziano sempre più tardi e fai fatica a
riempirle con la sola preoccupazione di non poterle riempire. E ti
tieni il da fare e t'impegni cervello e serate che in altre occasioni
non avresti voluto per niente riempire. Ma vai avanti rifiutando
proprio quella libertà che ora è a portata di mano, ma che ti fa
sentire più sconnesso che libero

July 13

L'amica/o

 

L'amica/o

 

 

L’amica/o per il cuore è colei/colui che si è fatta/o accomodare nell’animo, nella parte più vicina al cuore. Da quello scranno privilegiato che solo noi possiamo concedere può assistere alla parte più intima del nostro essere. É discreta/o, riservata/o. Custode del nostro intimo. A lei/lui concediamo i nostri pensieri più intimi per aiutarci ad affrontare i problemi della vita, spesso per capire noi stessi. Rimuginare i pensieri tra noi stessi non permette di essere, spesso, obiettivi e vedere ciò che non vediamo o ciò che non vogliamo vedere. L’amica/o per il cuore diventa uno specchio di noi stessi perché è molto simile a noi, deve comprendere, ma pensare e consigliarci con un altro animo, con un’altra esperienza. Trovare l’amica/o per il cuore è come trovare un angelo custode: può, gli abbiamo dato il diritto di dirci tutto, e noi possiamo rispondergli in tutti i modi. In fondo qualcosa ci unisce. Un’entità che spesso non si riesce a concretizzare, ma che si sente. Ci si può chiedere: perché abbiamo dato tale “potere” ad una persona, al suo animo? Cosa ha fatto per meritarlo? Non esiste, credo, un “qualcosa”. Forse l’altra/o non si è nemmeno accorta/o di essere in questa condizione privilegiata, unica. É lì, ha in sé ciò che noi cerchiamo al di fuori di noi. Non si sceglie, sembra quasi che ne veniamo scelti. Osserviamo e siamo osservati, ascoltiamo e siamo ascoltati, giudichiamo e veniamo giudicati. Tutto appare come se da una passata vita, della quale entrambi non ricordiamo nulla (o non ci si fa ricordare nulla? ), riemerge un’esperienza, qualunque essa sia. Un’esperienza che in qualche maniera immateriale ci unisce. Come dal passato, lo si può pensare per una vita futura. Una catena che dal lontano passato si protende verso il lontano futuro con l’inizio e la fine completamente in balìa della casualità al di fuori di noi. Nella nostra vita non esiste un momento, attimo dovuto nel quale veniamo a conoscenza della/del propria/o amica/o per il cuore. Può esistere senza mai incontrarla/o? Ma, allora, che senso avrebbe? Nessuno! Se esiste, prima o poi, la/o si deve incontrare. La/o si può trovare tra i banchi di scuola, all’università, nella vita quotidiana, nel lavoro, nello svago. Non vi è né luogo né tempo prestabiliti. Ti può passare vicino in un momento della vita e non te ne accorgi; la/o incontri in un altro momento e senti la sua vicinanza. Per poi anche scomparire di nuovo. Esiste solo il momento nel quale senti, comprendi, gioisci ed il tempo concesso a questa unione. Ciò che si sente nell’animo per l’amica/o per il cuore é sul confine dell’Amore perché è alla soglia della casa dell’Amore, il cuore, ma è qualcos’altro, un affetto molto particolare, dedicato. Pur essendo al di fuori del cuore (sia che esso sia occupato o meno), è il miglior sentimento che aiuta il cuore. Come un sostegno che lo rafforza dall’esterno e nello stesso tempo lo difende dall’esterno. Una sentinella pronta a sfidare insieme a noi le intemperie dell’animo e della vita. L’amica/o per il cuore accetta tale incombenza e ne viene ricambiata/o con slancio. Deve essere consapevole del suo ruolo e del senso di complicità per conoscerne le responsabilità e la felicità: essere in una maniera totalmente speciale in comunicazione con un’altra persona, con noi. Il rapporto è reciproco come due archi che si appoggiano alla chiave di volta per sostenere un tetto: molto simili, uguali, ma opposte nella funzione. Il punto di unione, la chiave di volta, sorregge il tutto, le nostre Volonta’

June 24

C’è sempre qualcuno che finge

C’è sempre qualcuno che finge

 

C’è sempre qualcuno che finge. Con la pioggia, con il sole, quando il cielo è nuvoloso come ora, c’è sempre qualcuno che finge, per esempio sono sicuro che tra le macchine che mi stanno superando ora c’è qualcuno che finge, più le macchine sono grandi più uno finge. Le bugie hanno le gambe corte ma non amano le utilitarie, vogliono viaggiare comode, su sedili in pelle, sulla BMW che mi sta superando ora ci sono un uomo e una giovane donna, ecco, secondo me, uno dei due finge, forse lui, che magari ha detto alla moglie che sta a casa, di essere partito per un viaggio di lavoro, oppure lei, potrebbe aver fatto credere al fidanzato di viaggiare in treno con delle amiche. Prima mi ha superato una grossa Audì station wagon, viaggiava una donna sola, occhiali scuri indosso, anche in assenza del sole, forse ha qualcosa da nascondere, oppure vuole nascondersi da qualcosa, per esempio dagli sguardi maschili come il mio. Sulla Renault Scenic che sto superando ora ci sono due giovani, una lei e un lui, sembrano sereni, lui ha un sigaro in bocca, lei legge un quotidiano, sembrano assorti nei propri pensieri, magari ieri hanno derubato una gioielleria e stanno cercando sul giornale la notizia. Ora mi sta superando un Pajero, un’altra coppia, sorridono entrambi, nessuno che finge? Non ci credo. I figli dove sono? Magari li hanno fatti a pezzi e sotterrati in campagna e ora viaggiano, seguendo un piano progettato da tempo. Il sorriso è solo una cerniera lampo per chiudere tutto il resto, non c’è niente di più vero che uno che finge. L’impiegato, il parrucchiere, il poliziotto, il pubblicitario, come potrebbero lavorare se non sapessero fingere? E tu che stai leggendo non fingi forse facendo finta di non vedermi?  Il casellante che incontrerò tra 30 km al casello di Melegnano forse non finge? Mi dirà buonasera e poi grazie, queste che sono tra le parole più abusate, non tradiscono forse un principio di falsità? Salutarsi e ringraziarsi dopo un incontro così itinerante e fugace per poi probabilmente non incontrarsi più, non è forse una schiavitù comportamentale? Un po’ tutti sono schiavi di questo fondamentalismo delle buone maniere, ma io no! Io starò zitto, consegnerò il tagliando dell’autostrada, pagherò il dovuto, ma non ringrazierò e non saluterò, perché non ne ho motivo, non ne sento la necessità, la timidezza serve anche a questo, a liberarsi dai formalismi e dalle cose superflue, io mi fido molto della mia timidezza, mi fa risparmiare un sacco di tempo e mi fa sentire più forte.

La cosa bella è che tutti questi pensieri li terrò per me, non li dirò mai a nessuno, solo quando guido in autostrada riesco a pensare e riflettere. L’automobile è un grande momento di psicanalisi, il sedile è un po’ come un lettino, le altre auto sono i tanti pensieri che ti passano davanti, i tir sono le grandi preoccupazioni, le moto sono piccole distrazioni da masticare con gli occhi, servono giusto per cambiare argomento, i cartelli sono le risposte alle tante domande, per finire o per iniziare il rombo del motore è il termometro della situazione. C’è un cielo oggi che nasconde le nuvole alle nuvole, non c’è da capirci nulla, il sole non deve aver obliterato il biglietto e devono averlo fatto scendere parecchie fermate indietro, forse potrebbe piovere, anche se le nuvole del dubbio non portano mai acqua.

Sono uno pseudonimo di me stesso

          Sono uno pseudonimo di me stesso



Sono uno pseudonimo di me stesso ho scritto ieri su un pezzo di carta, uff… fuori fa caldo, ho sulla tavolozza un giallo che non smette di darmi fastidio, Charlie Parker sputa dallo stereo un jazz che ha troppa voglia di vivere, mi mette quasi voglia di uscire e andare a fare la spesa, oggi non mi va proprio di ascoltarlo, e poi sono due giorni che non ascolto altro.
I colori sono la vera arma di seduzione, sono il soggetto di qualunque dipinto, nei colori c’è il vero quadro emotivo di colui che dipinge, davanti a me ho un giallo che cerco di soppiantare con la voluttuosità del pennello, cerco di sconfiggerlo perché ho quasi l’impressione che è lui che voglia prendere il sopravvento su me stesso. Dipingere è un po’ come tenere a bada tutti i colori che si hanno a disposizione e ho ragione di credere che vincerò questa battaglia, ma io voglio vincere la guerra, sconfiggere l’arte prima che sia lei a sconfiggere me. Se c’è una cosa che detesto pensare è sapere che i miei quadri mi possono sopravvivere, a 45 anni l’idea della morte uno la trova facilmente dentro se stesso, non è che si debba cercare molto, basta chiudere gli occhi e pensare e prima o poi lei arriva. Per me l’arte è l’idea, la creazione.tutto quello che viene dopo è mercato, infettato dagli ormoni del business, l’opera cannibalizza il suo autore, anche se le mie cerco di renderle vegetariane. Sono nato, ed è questa l’unica colpa che imputo a mia madre, dipingo la rabbia di questa esistenza, dipingo il naufragio di essere venuto al mondo, e poi dipingo il silenzio. Il silenzio è la constatazione della vita. Oramai ho 45 anni sempre più rumorosi, quando nasci sei tu che ti fai sentire dal tempo, quando invecchi è il tempo che si fa sentire su te stesso, la vita non è l’opera d’arte ma è l’arte dell’opera. Dicevo, ho 45 anni, sento che io sarò solo un “moccolo” della mia arte e di questo non mi do pace. Un amico mi dice spesso che la morte è stare a questo mondo, forse ha ragione, ma io ho raggiunto la convinzione che l’arte non è solo creazione ma anche distruzione. Da oltre un anno ci rifletto, razionalizzando si può dire che un quadro è come un giocattolo, si appropria dell’emotività, dello spazio in una parete, si nutre del tempo che gli viene dedicato, ecco tutto questo io ora lo voglio rompere, distruggere. La pittura, almeno la mia, non è fatta per i posteri, non voglio che la mia pittura susciti opinioni quando io non ci sarò più, non voglio subire la condanna di un giudizio, per questo voglio che tutto quello che ho dipinto fino ad ora salti per aria, solo così sarò riuscito veramente a sconfiggere la mia arte!

Le casse acustiche annaffiano l’aria con il jazz di Chicago di Benny Goodman, il re dello swing, un jazz di gusto poco proletario, ho finalmente consegnato tutto quel giallo che mi incuteva apprensione alla tela, ora sarà lei a vedersela con lui. Il quadro che sto dipingendo non ha ancora un titolo, quando questo succede do il nome del giorno in cui ho iniziato a dipingerlo, questo l’ho iniziato Mercoledì ed ecco che si chiama “Mercoledì”.


June 18

Non buttarmi via

Non buttarmi via

 

 

 

Ciao! mi chiamo... no, non mi chiamo ancora, sono troppo piccolo, ho appena qualche giorno di vita! chissà se la mamma se ne accorta di me, è troppo giovane, va ancora a scuola. io so tutto di lei, sono felice quando lei lo è. oggi è triste e sta piangendo, forse non vede più papà, ecco... ora si è accorta di me. no nonna! non picchiarla, dai mamma non piangere, ci sono io che ti voglio bene! di notte quando nessuno la sente, mi sussurra dolci piccole parole. ma cosa succede alla mamma, il cuore le batte forte, forte e mi continua a dire: "perdonami piccolo mio". improvvisamente sento un dolore, ma cosa succede? ho capito tutto! aiuto mamma non voglio morire. la mia anima sta salendo, chissà se esiste un mondo per i bambini mai nati... addio mamma... Ti avrei voluto bene!!!

June 17

magico erotismo

magico erotismo

 

 

Ti va di fare come i bambini?

Toccami quanto e dove vuoi,

giochiamo,

e parlami di tutto,

soprattutto di quello che pensi e che non puoi,

cerca il mio cuore e senti i suoi battiti,

mordimi, masticami

e leccami le orecchie !

 

 .. E POI SPOGLIAMI … lentamente … e diventa seria.

 

Se fossi astemio non potrei berti e lo sono, solo per un attimo,

non appena ti sento ansimare

non so più come fare per non impazzire,

bere ed ubriacarmi

 di te …

 

Dimmi cosa vorresti adesso,

è amore, ma è anche sesso

che sempre amore è,

dimmi come e quanto mi vuoi

adesso!!!

 

Ed è  come ballare un lento con te e poi aumentare il ritmo,

sono sopra e tu pretendi di essere portata al limite,

ti stringo forte ed entro in ogni tuo gemito,

i capezzoli sono turgidi, i tuoi occhi desideri espressi,

le mie mani  sono finite da qualche parte,

si, sento dove e allora mi appoggio a te

e continuo a baciarti ogni centimetro di pelle

e vedo esplodere le stelle

e sento le onde del mare sbattermi contro,

lo so che è da molto che ti trattieni,

lo sai che non vedo l’ora di berti

e contemplare i tuoi seni  ansimare

prima di sorridere soddisfatta.

 

Mi chiedi se respiro, dici …?

Ti potrei uccidere …

AMORE MIO

invece per vederti così morirei,

ed  è con te che voglio vivere..

 

June 15

L’angelo

L’angelo

 

C'era una volta un giorno come tutti gli altri, o almeno così sembrava.
Nei miei polmoni penetrava sempre la solita aria, ma nel mio cuore e nella mia mente sentivo qualcosa che si muoveva e che mi fece chiudere gli occhi.
Erano la voce del cuore e quella della mente che stavano dialogando in una lingua da me sconosciuta.
Aprì gli occhi, e vidi una donna davanti a me.
Era anziana, ma giovanissima;  capelli biondi.
Era seduta su una panchina, ed era vestita tutto di color azzurro. Mi fissò con quegli occhi altrettanto azzurri,e mi fece cenno di avvicinarmi.
Non appena il mio corpo fu a pochi centimetri dal suo, iniziai a tremare. Paura? No,era emozione.
Mi fissò nuovamente, ed iniziò a parlare:
"Sono anni che la cerco, ma ormai ha cambiato abitazione. La pioggia è l'insieme delle lacrime che verso, per la sua assenza; le nuvole sono il risultato di momenti tristi, tuoni e lampi la conseguenza di attimi dolorosi.
Sto parlando di una stella, quella che brilla nel firmamento dei miei pensieri, ma che ormai posso solo guardare da lontano. Il Sole è il mio fratello più caro, che viene a trovarmi con un cannocchiale, per permettermi di vederla più da vicino. Parlo di quella stella, l'unica che vive sulla Terra, che ogni tanto va a trovare il mare, ma non viene mai da me".
La donna iniziò a piangere, e una nuvola nera fece da tetto all'intera città. Poi il misterioso personaggio riprese a parlare:
"Nel suo Pianeta d'origine provocava solo l'invidia delle altre stelle; nessuna è bella come lei. Poi ho visitato il vostro mondo, ed ho capito che in mezzo alla falsità, ai pregiudizi, e al resto di cose orribili, una come lei è l'ideale. Sono qui perché mi hanno indicato la strada per trovarla; quella strada mi ha portato a te.Ti chiedo allora di non abbandonarla mai, e di non fare spegnere mai le luci che la rendono viva; le stesse luci che rendendola viva, rendono vivo chi ne conosce l'esistenza.
Ti affido questa stella e concludo questo monologo senza presentarmi. Lascio che il tuo cuore e la tua mente un giorno ti confessino chi sono".
D'improvviso una giornata d'inverno sembrò tramutarsi in un giorno d'estate; c'era il Sole e c'erano gli uccellini. La donna senza identità scomparve, ed io mi incamminai verso la strada senza meta.
Fra una striscia pedonale e un'altra, dissi a me stesso che la signora di pochi minuti prima, non poteva che essere un angelo".

May 30

Ho imparato..

Ho imparato..

Ho imparato che la miglior aula del mondo è ai piedi di una persona anziana... Ho imparato... che quando sei annamorato si vede... Ho imparo.. che appana una persona mi dice "mi hai reso felice "!mi rende felice... Ho imparato.. che essere gentili è più importante che aver raggione.. Ho imparato.. che non importa quando la vita chieda che tu sia serio.. ognuno ha bisogno di un amico con cui divertirsi... Ho imparato.. che talvolta tutto ciòdi cui ho bisogno è na mano da tenere e un cuore da capire. Ho imparato che i soldi non possono acquistare la classe..... Ho imparato... che sono i piccoli avvenimenti giornalieri a fare la vitacosì spettacolare... Ho imparato... che quando progetti di prenderti la rivincita su qualcuno, stai solo facendo in modo che quella persona continui a ferirti.. Ho imparato.. che l'amore, non il tempo guarisce le ferite.... Ho imparato... che ogni persona che incontri merita di essere salutata con il sorriso... Ho imparato... che nessuno è perfetto fino a quando non te ne innamori... Ho imparato... che la vita è dura, ma io sono più duro... Ho imparato... che un sorriso è un modo non costoso per valorizzare i tuoi sguardi.....

 
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